“LACERAZIONI…D’ARTE” DI RAFFELLA DEL GIUDICE
ARTISTA MERIDIONALE.
A CURA DI VITORIO DEL PIANO.
Il mondo dei vari giovani artisti della provincia in Italia è il crogiolo di cultura artistica in fieri e di tecniche espressive artistiche imparate nell’Accademia di Belle Arti del Miur/Afam. La Puglia, come le altre regioni, custodisce con orgoglio questo suo patrimonio, e di cultura artistica pugliese si potrebbe parlare all’infinito, sin dalle sue radici che dalla sua evoluzione. Testimone della complessità dell’arte e della storia che ha avvolto e avvolge la regione, è ancora una volta una brava artista – Raffaella Del Giudice ̶ che ora ha allestito una mostra (“personale”) d’arte. La personale la presenta con una serie di lacerazioni di copertine di libri, elaborazioni appassionate e lacerazioni anche inquietanti.
La ragione della lacerazione del frontespizio del libro – dal titolo all’immagine – e del testo dell’autore scelto dalla Del Giudice affonda nei messaggi che propone con le diverse opere. Il significato altro, è anche nel “passaggio”, nell’interstizio della scissione da quell’«arte» che è sola “festaiola” la quale tenta di attirare il grande pubblico (si veda per es. la “festa” per l’apertura a Monopoli ̶ in nome di Pino Pascali ̶ di una discutibilissima collettiva), qualunque.
Mentre la nostra artista a Bari con la sua ricerca espressiva della «laceration à-decollage», intesa quale lettura dei mali sociali dell’epoca non facilmente decifrabili, ma visibili.
Lei nutre – ne sono sicuro ̶ la speranza, in fin dei conti, di un "passaggio" di questi momenti di crisi di valori, crisi economica con tutte le contraddizioni e le “lacerazioni” che la cronaca riporta in questa regione dell’Italia meridionale e "mediterranea".
Raffaela Del Giudice si pone all’attenzione della sua Città con la sua espressività originale. Le sue opere si rifanno alla sua infanzia? Aii suoi compagni di scuola? Ai suoi giovani amici? Ma lei è consapevole che molte cose sono cambiate nell’arte: cultura, ripetibilità, visibilità, vita, opere d'arte (pur se tutelate dalla sensibilità).
Vorrei ̶ solo di sfuggita ̶ ricordare la copertina del frontespizio di un libretto del poeta visivo Eugenio Miccini con il testo-immagine: «poetry gets into live» (la poesia entra nella vita), una poesia visiva, per far notare che queste opere di Raffaella sono parte della sua vita. E non possono essere “lette” o “guardate” ̶ insomma fruite ̶ secondo canoni del passato e, poi, sono nate dal flusso della sua ricerca nata nell’AA. BB. AA. di Bari, al tempo della direzione dell’artista Mario Colonna, già titolare della 1^ Cattedra d’Incisione.
Sulle cose “cose dell’arte”, infine, Gillo Dorfles ha detto in più occasioni che per assenza di “cultura” l’antico «talento» manuale e artigianale “istintuale” è andata infranta, è molto più arduo per l’artista contemporaneo mantenere i suoi prodotti all’altezza dei mezzi che l’attuale società presenta oggi.
Raffella Del Giudice da già buoni frutti, grazie alla sua sensibilità, al suo studio serio e alla sua passione vera. Qui vorrei ricordare “L’intervallo perduto” di Gillo Dorfles, opera poco letta da artisti e da vari altri operatori scarsi di cultura, purtroppo…-.
Vittorio Del Piano

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